Julia Innocent Eyes
Dalla matita di Giancarlo Berardi agli studi di sviluppo di Artematica, un altro prodotto della Sergio Bonelli Editore diventa un videogioco made in Italy. Per una volta, però, lasciamo da parte l'amor patrio.
La Sergio Bonelli Editore è la perla del fumetto italiano. Dylan Dog, Martin Mystere, Tex e naturalmente Julia sono solo alcuni dei prodotti completamente italiani distribuiti da questa casa editrice specializzata in fumetti. Julia Innocent Eyes: Parole Non Dette è frutto della collaborazione tra la Sergio Bonelli, Giancarlo Berardi (autore di Julia) e Artematica, una delle poche case di sviluppo con sede nel Belpaese.
Dunque trovarsi ad avere a che fare con un prodotto del genere per un critico videoludico italiano, al soldo di una testata con sede in Danimarca rappresenta qualcosa di estremamente complesso. Perché, da un lato, si ha la voglia di parlare bene di un prodotto made in Italy, dall'altro si prova un profondo rispetto per il medium con cui si ha a che fare quotidianamente.

Dunque partiamo da una considerazione generica: i videogiochi sotto licenza sono, di norma, videogiochi mediocri. Parole Non Dette è un gioco sotto licenza e, da questo punto di vista, non fa eccezione. Nel titolo si cerca in modo maniacale di rappresentare i personaggi del fumetto, gli ambienti, i dettagli. La storia è originale, piacevole, scorrevole.
Tecnicamente, però, Parole Non Dette è un disastro. Partiamo dalla grafica, senza ombra di dubbio ispirata (e ci mancherebbe, dato il materiale di partenza) ma assolutamente old-gen. La risoluzione è fissata a 1024x768 e non può essere modificata, con conseguenti distorsioni per chi - come il sottoscritto - possiede uno schermo widescreen. Il numero di poligoni è esiguo, le animazioni sono pessime e non è stata rispettata la sincronia tra il parlato e la bocca dei personaggi.

Dal punto di vista del sonoro possiamo parlare di alti e bassi. La musica regala splendidi momenti, il doppiaggio è invece stato realizzato con un mix di attori professionisti e di pessimi lettori, attorucoli che sembrano leggere il testo anziché interpretarlo, con conseguenti momenti di pathos ridotti a dialoghi traballanti.
Infine il sistema di controllo è troppo complicato: il breve tutorial iniziale è insufficiente per consentire una piena padronanza del gioco, ed è richiesto un certo grado di concentrazione per poterlo comprendere. Un elemento estremamente negativo per quello che si prefigura come un punta e clicca.

Gli enigmi sono fin troppo facili, considerando inoltre che è stata inclusa una funzione di aiuto della quale - francamente - non se ne sentiva il bisogno dato anche il target a cui il gioco si rivolge (il PEGI è fissato a 18). C'è qualche elemento originale che non vogliamo svelarvi ma che, purtroppo, rappresenta solo una minima parte del gioco.
Infine è bene soffermarsi brevemente sulla longevità. Parole Non Dette in realtà è la prima di tre parti in cui il videogioco si divide. Teoricamente dobbiamo aspettarci altri due titoli della saga che andranno a completare la storia. Eppure anche moltiplicando la durata di questo primo titolo per tre, tra le mani avremmo comunque un titolo molto corto. In altre parole Parole Non Dette si può concludere in una manciata di ore, una durata davvero troppo breve per un'avventura grafica.

{Julia Innocent Eyes: Parole Non Dette - volume 1/3} è dunque un titolo caratterizzato da un grande pregio e da un enorme difetto. Il pregio si identifica nella rappresentazione videoludica del materiale originale: il gioco è assolutamente rispettoso del fumetto, il che non fa altro che esaltare la bellezza del fumetto italiano. Il comparto tecnico, però, inabissa il risultato finale consegnandoci un gioco insufficiente. Artematica ha scarse risorse se paragonata a una qualunque multinazionale attiva nel campo dello sviluppo videoludico. Questo però non giustifica il prodotto che, sfortunatamente, si può riassumere come uno scarsissimo videogioco basato su uno splendido fumetto.
Gamereactor Italia