E.T.: Atari 'non ha nascosto nulla'
Parla un ex dipendente di Atari, residente del luogo, dopo il ritrovamento delle copie seppellite in una discarica.
Qualche giorno fa il ritrovamento delle copie invendute di E.T. the Extra-Terrestrial ad Alamogordo è stata una delle news più chiacchierate tra i giocatori di vecchia data e fans del mitico Atari 2600. Come molti sapranno, c'è sempre stata una leggenda avvolta attorno a queste copie: si racconta, infatti, che vennero seppellite in gran segreto dalla stessa Atari, una notte, per mettere una pietra sopra (anche se sarebbe più corretto parlare di colata di cemento!) su uno dei più grandi flop della storia di Atari, nonché della storia dei videogiochi.
A seguito degli scavi che hanno riportato alla luce le copie - e documentati da una troupe, che darà vita al progetto doc Atari: Game Over prodotto da Microsoft - sono emerse alcune verità, che hanno smentito i diversi racconti e leggende che si sono rincorsi per decenni sulla vicenda.
Nel corso di un'intervista con l'emittente locale KBOI, un ex dipendente di Atari e residente a Nampa (Idaho), James Heller, ha infatti raccontato la vera storia dietro al seppellimento delle copie, visto che è stato lui stesso ad occuparsene.
"Mi era stato chiesto di sbarazzarmi di queste copie nel modo più rapido ed economico possibile, e così ho fatto. Era il mio lavoro", ha spiegato. Ma è vero che Atari ha voluto fare tutto in gran segreto? "Sono state scritte molte, moltissime cose. Che è stato fatto nel bel mezzo della notte, non è vero. Che Atari stesse cercando di nascondere qualcosa, ma non era così. Era solo il mio lavoro". Lo stesso Heller racconta che, incuriosito dalla notizia di questi scavi, si sarebbe unito al team per disseppellire i giochi (tra cui non c'era solo E.T., ma anche titoli come Centipede, che sono ancora in ottime condizioni). Beh, chi meglio dell'uomo che le aveva seppellite poteva dare una mano negli scavi?
Dunque sembra cadere un mito che si è tramandato per oltre 30 anni e di cui non vediamo l'ora di saperne di più non appena il documentario, curato da Fuel Entertainment e Lightbox Interactive per Microsoft, sarà finalmente disponibile.
Anche voi, come noi, morite dalla curiosità?

