Cities XL 2011
Dopo Sim City, rieccoci a fare i sindaci in una città virtuale. Può il nuovo Cities XL 2011, orfano della modalità online, tenere testa alla più grande serie simulativa di sempre?
C'era una volta Sim City. C'era una volta un programma che girava su DOS, nel quale si gestiva una città. La grafica era basilare e tutti gli elementi erano completamente squadrati, bidimensionali. Le città assumevano una geometria piuttosto regolare, il meccanismo di gioco era piuttosto semplice e fare quadrare il bilancio era un'operazione difficile ma non impegnativa.
Poi Sim City arrivò su Super Nintendo. Ricordo ancora il manuale di istruzioni che si apriva con una cosa del tipo "Un nuovo sindaco, per prima cosa, potrebbe voler distruggere la propria città... apri il menù a sinistra e scatena un tornado". Frivolezza, ma ancora tanta profondità per quel tempo.

Da lì si susseguirono numerosi titoli della serie, fino ad arrivare a {Sim City 4} che era tridimensionale e rendeva qualunque miglioramento per la città un vero e proprio salasso per le casse del comune. La difficoltà era elevatissima, e trasformare un piccolo borgo in una metropoli richiedeva mesi di gioco. Credo di avere giocato a {Sim City 4} per almeno due anni, complice anche la modalità finestra (ottenuta a riga di comando) che mi permetteva di giocare in qualunque luogo, anche durante una noiosissima lezione di letteratura all'università. Uno sguardo ai grandi autori dell'Ottocento, un altro allo sciopero del personale medico nella città da me gestita.
{Sim City 4} per me ha rappresentato il punto di arrivo di una serie, e da quel momento non sono riuscito a giocare a un altro gioco. Certo, la grafica progrediva, ma un tale livello di simulazione era semplicemente irripetibile. Frustrante, forse, ma unico.

L'arrivo della serie Cities ha rappresentato un punto di rottura. La simulazione di {Sim City 4} era ancora ineguagliabile, ma la serie si proiettava verso l'online. Immaginate: non più città virtuali gestite dal computer con cui scambiare beni e servizi ma un intero mondo vivo, pulsante, costituito da giocatori in carne ed ossa più o meno abili. Non male.
Purtroppo Cities, prodotto da Focus Home Entertainment, ha abbandonato l'online qualche tempo fa, lasciando i giocatori di tutto il mondo con in mano un Sim City graficamente attraente ma depotenziato dal lato della simulazione. Si sentiva il bisogno di qualcosa di nuovo, ed è così che {Cities XL 2011} è arrivato pochi giorni fa in soccorso, cercando di migliorare laddove il precedente titolo (del 2008) falliva. Ovvero, l'online è ormai perduto, ma molto si può ancora fare dal lato del single player.

In qualche modo la frase precedente sintetizza {Cities XL 2011}: archiviata l'esperienza in rete la serie tenta di aggiustare il tiro dal lato della simulazione, offrendo qualche spunto in più e permettendo ai giocatori un numero di opzioni maggiori e una difficoltà più elevata.
Purtroppo il paragone con {Sim City 4} è inevitabile, ed è bene chiarire sin da subito che i due giochi sono molto diversi. Agli antipodi, per certi versi. In {Sim City 4} si ha la capacità di sentire il tempo che scorre. Per giungere alla costruzione di una città a partire da un piccolo conglomerato di case, come dicevamo, occorrono giorni di gioco. In mesi si riesce a raggiungere una città dalle dimensioni notevoli mentre in anni è possibile vedere il proprio Pizzighettone trasformarsi lentamente in New York City. In {Cities XL 2011} tutto avviene molto più rapidamente: in quattro o cinque ore di gioco il nostro piccolo borgo è già una cittadina di 30.000 abitanti. Ha diverse scuole, qualche clinica privata, alberghi, fattorie, discariche, centrali e un campo di estrazione petrolifera. Mancano i trasporti pubblici, che si sbloccano molto lentamente.

In effetti, a meno che non si selezioni una modalità più difficile in cui tutti gli edifici e i servizi risultano già sbloccati, la lotta in questo titolo ruota attorno l'ottenimento di nuovi upgrade. Si parte con le casette per gli operai generici, si creano le fabbriche, il municipio, i primi servizi. Poi si attivano gli operai specializzati, quindi i dirigenti e infine l'elite. Le strade passano da essere semplici vialetti a diventare delle circonvallazioni, e poi ancora delle tangenziali. Le fabbriche dell'industria pesante si affiancano all'industria manufatturiera, all'industria tecnologica, all'industria alimentare. I negozi diventano centri commerciali, si aprono gli uffici, si creano luoghi di divertimento a pagamento.
Tutto sembra molto bilanciato. Fin troppo. Fare quadrare il bilancio non è quasi mai un problema, e le vere difficoltà si iniziano a sentire solo quando la città assume dimensioni davvero importanti. In effetti {Cities XL 2011} ci dimostra come amministrare un piccolo comune sia infinitamente più semplice di amministrare una metropoli, un elemento che in Sim City non appariva così scontato. Tradotto in termini videoludici, la curva di apprendimento di Cities è davvero accessibile, fin troppo.
Un giocatore molto abile può persino giungere a stravolgere la propria città, creando un vero centro storico con case, piazze e palazzi tipicamente europei, naturalmente dopo avere fatto piazza pulita delle case precedentemente costruite. I menù di monitoraggio sono estremamente semplici, e non sempre sono chiare le aree di influenza dei servizi. Questo perché, a differenza di Sim City, le aree di influenza non sono determinate dalla distanza dal servizio bensì dal tipo di abitante che vi risiede. Ovvero, una piccola clinica isolata può soddisfare i cittadini della medio-bassa borghesia, ma i dirigenti vogliono poter andare dal dottore a piedi. Sacrosanta verità.

Ciò che invece risultano meno efficaci sono i menù per regolare il bilancio, spesso non molto chiari a fronte della massima semplificazione dei monitoraggi di cui sopra. Fare quadrare il tutto attraverso piccoli aggiustamenti (uno degli elementi chiave di Sim City) risulta meno intuitivo che mai, portando il giocatore a preferire un allargamento della propria città all'ottimizzazione dei servizi. Dal lato ludico la cosa crea non pochi problemi, anche se da un lato meramente simulativo ci si può rendere conto perché nelle città italiane ci siano così tanti sprechi.
Dal punto di vista grafico {Cities XL 2011}, pur non raggiungendo livelli di eccellenza, si colloca a un livello più che discreto. La fluidità, in particolare quando le città iniziano a raggiungere dimensioni medio alte, è perfettamente rispettata. Piacevole la possibilità di zoomare fino a livello della strada, ottenendo uno scorcio alla "Google Street View" davvero molto divertente, in particolare quando si costruiscono edifici particolarmente strani o quartieri con qualche caratteristica unica.
Nel complesso {Cities XL 2011} è un titolo estremamente interessante per gli amanti del genere simulativo e, in particolare, per chi sente il bisogno di iniziare a fare il sindaco virtuale senza avere mai provato con reale attenzione i titoli della serie Sim City. Gli zoccoli duri del genere, però, potrebbero lamentare una certa mancanza di profondità, inevitabile quando si confronta una serie relativamente giovane come Cities con un colosso pluridecennale come Sim City sul quale sono stati scritti libri. La mancanza dell'online, infine, toglie a questa serie un elemento vitale, quella caratteristica che avrebbe portato il titolo in cima alla vetta dei titoli simulativi degli ultimi cinque anni. Peccato.
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