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Pokémon Conquest

Pokémon Conquest

I Pokémon si trasformano in un gioco esclusivamente strategico. Nintendo ha cercato di conquistare un pubblico più hardcore con uno spin-off che riserva qualche sorpresa.

Il franchise dei Pokémon è una gallina dalle uova d'oro per Nintendo. Sin dal momento della sua comparsa, l'azienda giapponese ha rilasciato decine di titoli. Fortunatamente, quella dei Pokémon è una delle poche serie a garantire più titoli principali che spin-off.

Eppure, gli spin-off non sono mancati: già ai tempi del Nintendo 64 vi fu un gioco che chiedeva ai giocatori di scattare fotografie dei mostriciattoli. Poi giunse un titolo incentrato esclusivamente sulle battaglie. E, ancora, abbiamo visto i Pokémon trasformarsi in giocattoli a molla e abbiamo giocato vere e proprie avventure più vicine all'azione che al gioco di ruolo. Senza contare il videogioco di carte, che giocai su un emulatore in giapponese, senza capirci una beneamata mazza.

In tutti questi giochi e in tutti questi anni, però, Nintendo sembra avere ignorato un fatto: il pubblico originario dei Pokémon è cresciuto. Quando iniziai a giocare a questa serie facevo la seconda superiore. Ricordo ancora il vecchio Pokemon Rosso, quello con 151 Pokemon, in bianco e nero, su Gameboy. La serie principale è inattaccabile: ancora oggi è emozionante giocare ai vari titoli principali della serie, capaci di coniugare semplicità e profondità in una maniera che molte altre saghe si sognano. Lo stesso, però, non si può dire degli spin-off, spesso troppo semplici e dedicati ai fan che seguono il cartone animato, che comprano le figurine o le carte da collezione.

Con {Pokémon Conquest}, però, Nintendo sembra essersi avvicinata al campo dei giocatori "hardcore" in una maniera più incisiva che mai. Il gioco, lo diciamo subito, è uno strategico a turni su campo diviso in caselle, sulla falsariga di Disgaea e di tante altre serie care al Giappone.

Il fatto che il gioco sia dedicato a un pubblico adulto ed elitario lo si nota principalmente dalla scelta (opinabile) di non tradurre il gioco in italiano. Pokémon Conquest è giunto in Italia in lingua inglese (manuale incluso) e le regole di gioco, come vedremo, non sono particolarmente semplici.

In realtà, il gioco presenta elementi strategici certamente superficiali se paragonati al già citato Disgaea: all'inizio è molto semplice gestire il campo di battaglia, e in generale le battaglie non richiedono complesse strategie. Ogni Pokémon schierato sul campo di battaglia, infatti, può muoversi e attaccare. In alcuni casi può attivare delle mosse speciali, utilizzare oggetti o usufruire di bonus che si attivano in alcune particolari condizioni. Nulla di eccezionalmente complesso: non ci sono tattiche annidate, non vi sono bonus o malus derivanti dagli attacchi sui fianchi, la conformazione del campo di battaglia ha influenze minime sul gameplay.

L'esperienza che ne risulta, dunque, è ambivalente: da un lato si intuisce come Pokémon conquest sia uno dei giochi tatticamente più validi dell'intera serie. Dall'altro lato, però, la sua complessità non è tale da riuscire a "spaventarci" così come solitamente fanno i giochi giapponesi dello stesso genere.
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Eppure, alcuni degli stilemi classici della serie Pokémon sono stati trasposti nel gioco in maniera intelligente. Il sistema di cattura dei Pokémon è stato leggermente variato: al fine di disporre di un esercito di mostriciattoli, infatti, è necessario ottenere più eroi. Gli eroi si acquisiscono sconfiggendoli in battaglia, e le battaglie si attivano conquistando nuovi territori.

Lo scopo del gioco, infatti, consiste nel conquistare un intero regno - da qui il titolo, Pokémon Conquest - costituito da vari feudi, ognuno del quale ha un castello da espugnare. Una volta ottenuto il castello è possibile visitare nuovi territori, nei quali ottenere nuovi eroi nonché la possibilità di allenare i propri Pokémon in scontri contro altri Pokémon selvaggi.

La progressione è determinata da alcuni "macro-turni": ogni volta che tutti gli eroi e i Pokémon hanno effettuato almeno una battaglia, è necessario passare il turno e andare al mese successivo. Naturalmente anche i nostri avversari in possesso di altri castelli aumentano le proprie risorse di battaglia, e gli scontri crescono di difficoltà con il passare dei giorni.

In questo modo il gioco introduce un ulteriore elemento strategico, simile alla strategia dei giochi come Heroes of Might & Magic e Civilization: è necessario procedere, ma è anche necessario non perdere troppo tempo a potenziarsi al fine di evitare lo scontro con un nemico troppo forte.

Da un punto di vista grafico il gioco è più che buono: l'ambientazione ispirata al Giappone feudale è davvero strana nell'universo solitamente modernissimo dei Pokemon. Ottimi gli artwork dei personaggi principali e le immagini statiche dei Pokémon, davvero ben disegnate. Le fasi di battaglia, invece, sono un po' meno ispirate. Considerando l'enorme varietà di mostriciattoli disponibili, ci saremmo aspettati qualcosa di più. La musica, infine, è in pieno stile Pokémon: pochi brani, tanti temi ricorrenti. Non lascia a bocca aperta, insomma.

{Pokémon Conquest} è un gioco davvero molto strano. A livello strategico è senza dubbio il gioco più complesso della serie. Gli scontri che si possono generare (in particolare se si gioca contro un amico via wireless) possono raggiungere gradi di profondità inattesi. Al contempo, però, il gioco sembra mancare della profondità presente in tutti i titoli dello stesso genere. Se pensate di trovare un'esperienza paragonabile a Disgaea, in questo caso resterete delusi. Se, tuttavia, amate la strategia a turni e conoscete bene l'universo dei Pokémon, questo nuovo gioco potrebbe intrattenervi per parecchie decine di ore.

07 Gamereactor Italia
7 / 10
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Ottima strategia su più livelli, tantissimi Pokémon, sfide wi-fi
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Le battaglie non sono profondissime, sonoro senza infamia e senza lode